Piazze di Spagna, il giorno dopo
Il monarca ciudadano Zap vince anche grazie a sei cerchi di potere
Erano 13 i “Motivos para creer”, i motivi per credere in José Luis Rodríguez Zapatero. Con la vittoria alle elezioni di ieri, il premier di Spagna ripropone il suo marchio di fabbrica a 32 denti, il “talante”, il comportamento politico che lui stesso definisce “disposizione al dialogo”. Ma questa è la facciata. Dietro Zap ha un che di monarchico. “Il premier, ai ferri corti con la chiesa, fa teologia elettorale e chiede agli elettori di compiere un atto di fede, di credere in lui”, ha scritto con tono canzonatorio sul País il columnist Javier Mina.

Madrid. Erano 13 i “Motivos para creer”, i motivi per credere in José Luis Rodríguez Zapatero. Con la vittoria alle elezioni di ieri, il premier di Spagna ripropone il suo marchio di fabbrica a 32 denti, il “talante”, il comportamento politico che lui stesso definisce “disposizione al dialogo”. Ma questa è la facciata. Dietro Zap ha un che di monarchico. “Il premier, ai ferri corti con la chiesa, fa teologia elettorale e chiede agli elettori di compiere un atto di fede, di credere in lui”, ha scritto con tono canzonatorio sul País il columnist Javier Mina. Basta leggere l’intervista fiume che Zapatero ha concesso al suo giornale favorito per capire come il suo concetto di democrazia sia più o meno quello de re Sole. Alla domanda perché non abbia mantenuto la promessa contenuta nel programma elettorale delle politiche del 2004 – la riforma che permetta anche formalmente (di fatto già lo è) l’aborto libero, cambiando la legge socialista sull’interruzione volontaria di gravidanza del 1985 – il leader della Rosa dichiara candidamente: “Non pensavo fosse conveniente”. Un’altra conferma? Nel gennaio del 2006 ha deciso in un incontro a tu per tu con il leader dell’opposizione di centro destra nel parlamento catalano, la Convergència i Unió di Artur Mas, la riforma del polemico Statuto catalano. Nessuno, neppure il suo governo o i socialisti di Barcellona, è stato consultato.
Il modo di intendere il potere di Zapatero è stato descritto mirabilmente nel libro “Viajando con Zp”, scritto dal giornalista del País Javier Valenzuela, ex direttore generale della Información Internacional, che l’ha accompagnato in tutti i suoi viaggi all’estero nei primi 21 mesi da premier. Rivela: “Il sistema di leadership di Zapatero è molto particolare. Non usa la forma di una piramide gerarchica in cui lui occupa la cima, bensì una serie di cerchi di composizione e peso differente, di cui lui è il centro. Volendo disegnarlo, sarebbe come una cartina con varie galassie che orbitano intorno a un unico astro centrale”. E aggiunge: “Zapatero ama poco le riunione collettive. Si sente più a suo agio nei tête a tête. Poi è sempre attaccato al telefono. Senza cellulare, il suo sistema di leadership non funzionarebbe”. Il sistema asimmetrico del leader della Rosa funziona con sei cerchi concentrici. Quello familiare, composto dal padre, dal fratello e dal cugino materno. Quello dei consulenti personali, dall’ex portavoce del governo Miguel Barroso al suo sociologo di fiducia, José Luis Zárraga. Quello del partito, con il numero due della Rosa, Pepiño Blanco, e il ministro dell’Interno, Alfredo Pérez Rubalcaba.Quello della struttura del Palazzo della Moncloa, il Palazzo Chigi di Madrid, a cominciare dalla vicepremier Teresa Fernández de la Vega, che gli cura il giorno per giorno. Quello dei suoi ministri favoriti, tra cui l’amico dai tempi dell’università, il titolare della Difesa José Antonio Alonso, “Toño”. Infine quello dei giovani dirigenti che l’hanno accompagnato nel 2000 alla conquista della segretaria generale della Rosa, tra cui la ministra della Casa, Carmen Chacón, una catalana (moglie di Barroso) dal grande futuro.
Il re Sole di León ha peró inventato uno strumento, inutile dirlo, asimmetrico, per rimanere sempre al potere. Quale? La geometria variabile: Zapatero ha governato in minoranza e cercato di volta in volta l’appoggio di alleati esterni, che vanno dall’estrema sinistra al centrodestra catalano o basco, per ogni sua legge. Assolutista, ma concreto.
Il modo di intendere il potere di Zapatero è stato descritto mirabilmente nel libro “Viajando con Zp”, scritto dal giornalista del País Javier Valenzuela, ex direttore generale della Información Internacional, che l’ha accompagnato in tutti i suoi viaggi all’estero nei primi 21 mesi da premier. Rivela: “Il sistema di leadership di Zapatero è molto particolare. Non usa la forma di una piramide gerarchica in cui lui occupa la cima, bensì una serie di cerchi di composizione e peso differente, di cui lui è il centro. Volendo disegnarlo, sarebbe come una cartina con varie galassie che orbitano intorno a un unico astro centrale”. E aggiunge: “Zapatero ama poco le riunione collettive. Si sente più a suo agio nei tête a tête. Poi è sempre attaccato al telefono. Senza cellulare, il suo sistema di leadership non funzionarebbe”. Il sistema asimmetrico del leader della Rosa funziona con sei cerchi concentrici. Quello familiare, composto dal padre, dal fratello e dal cugino materno. Quello dei consulenti personali, dall’ex portavoce del governo Miguel Barroso al suo sociologo di fiducia, José Luis Zárraga. Quello del partito, con il numero due della Rosa, Pepiño Blanco, e il ministro dell’Interno, Alfredo Pérez Rubalcaba.Quello della struttura del Palazzo della Moncloa, il Palazzo Chigi di Madrid, a cominciare dalla vicepremier Teresa Fernández de la Vega, che gli cura il giorno per giorno. Quello dei suoi ministri favoriti, tra cui l’amico dai tempi dell’università, il titolare della Difesa José Antonio Alonso, “Toño”. Infine quello dei giovani dirigenti che l’hanno accompagnato nel 2000 alla conquista della segretaria generale della Rosa, tra cui la ministra della Casa, Carmen Chacón, una catalana (moglie di Barroso) dal grande futuro.
Il re Sole di León ha peró inventato uno strumento, inutile dirlo, asimmetrico, per rimanere sempre al potere. Quale? La geometria variabile: Zapatero ha governato in minoranza e cercato di volta in volta l’appoggio di alleati esterni, che vanno dall’estrema sinistra al centrodestra catalano o basco, per ogni sua legge. Assolutista, ma concreto.
di Gian Antonio Orighi